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È uscito “Miliardi di anni-luce, miliardi di galassie”

Sul chiudersi dell’estate di questo 2024 è uscito “Miliardi di anni-luce, miliardi di galassie”: una miscellanea raccolta di aneddoti, memorie, favole e racconti composti in lingua vercellese-piemontese da mio nonno, Agostino “Aldo” Mantovani e da me raccolti sotto questo titolo e questa edizione cartacea.


L’opera è acquistabile online presso il sito Amazon, alla cifra simbolica di 7,50 euro. Il ricavato relativo alle royalties verrà versato in beneficenza.


Allego, a completamento di questo breve comunicato, un breve estratto del libro, nonché la sua prefazione:

L’arogansa

L’avansa ‘n sul larg marciapé,
con l’arogansa d’la sua gioventù
e tapà ëd moderna elegansa.

L’avansa ‘n centro dël marciapé
sicura ëd sé stëssa, la varda
dëdnans sensa vëdde chi l’ancrosia.

L’avansa an sens contrari un vej,
dimëss, forse carià ëd trist pensè,
che lo fau caminé quasi gheub.

Chiel ël ced ël pass e la smonta
dal marciapié. Ansün dai dui
a vëdd l’aut: chila ‘nvilupà
‘nt la sua superbia protetriss,
chiel sofucà da peis dei so ani
e da lë bruturi che ‘nt vita a lè afrontà.


L’arroganza

Avanza sul largo marciapiede, con l’arroganza della sua gioventù
e agghindata con moderna eleganza.

Avanza al centro del marciapiede, sicura di se stessa, guarda dritto
davanti a sé senza vedere chi incrocia.

Avanza nel senso opposto un vecchio, dimesso, forse carico di
tristi pensieri, i quali lo fanno camminare quasi gobbo.

Quest’ultimo gli cede il passo e smonta dal marciapiede.
Nessuno dei due si accorge dell’altro: la prima avvolta
nella sua superbia protettrice, il secondo soffocato
dal peso dei suoi anni a e dalle brutture affrontate
nel corso della vita.


“A mia parziale discolpa a fronte di eventuali refusi linguistici o imprecisioni formali, ma principalmente a difesa dell’uomo colto e gentile che fu mio nonno (l’autore), permettetemi di apporre qualche precisazione preliminare concernente l’operetta che ho avuto l’onore e il piacere di curare.

La presente raccolta non nasce con la velleità di rappresentare un testo in lingua, ma uno spaccato di un universo, in parte distante anni-luce da noi, in parte tutt’ora tangibile nella galassia del nostro quotidiano.

Di primo acchito alcuni passaggi potrebbero apparire quasi banali nella loro semplicità ma, a mio avviso, vanno a richiamare nella pelle una lunga tradizione di savia leggerezza. Quella che fu propria degli stoici come degli epicurei, dei cantori dei kōan zen, delle ataviche morali attorno al focolare e di Calvino: della nostalgia del tempo che non è più, un flash che massaggia l’anima.

La lingua effettiva è una e una soltanto: quella del ricordo e della memoria. Al suo interno vi possono ruotare l’italiano, il piemontese, il vercellese, in un continuo scambio relazionale che non può che affascinare. Il sottoscritto, inoltre, è purtroppo distante dall’idioma piemontese-vercellese (il dialetto, come d’altronde affermano i linguisti, non è altro che una lingua che non ha fatto carriera, senza né esercito né marina) e questa lontananza può aver generato qualche attrito: mi auguro compensato dall’amore e dalla tenacia che hanno manovrato il mio lavoro.

La raccolta è aperta da una mia poesia, conseguentemente tradotta in dialetto dal nonno: unico caso in cui un testo non abbia avuto origine dalla mente o dalle letture di Agostino Mantovani. La provenienza dei frammenti sparsi nella varie pagine è disparata ed eterogenea: pura fantasia, borbottante sentito dire, fugaci lampi di memoria e vita vissuta e, in due casi segnalati, da novelle in esperanto. La gran parte del “raccolto”, senza dubbio alcuno, è da considerarsi seminato, curato e candidamente raccolto dalla creatività dell’autore.”

Matteo Nunner

"Non lo commiserate: volle esser troppo fiero, libero d'atti, come libero di pensiero."

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